Unioni matrimoniali tra continenti e culture differenti, relazioni d’amore rese possibili via internet, melodrammi nelle chat-room, collaboratrici domestiche globalizzate, uteri in affitto oltreoceano, emigrati a fini lavorativi, sono alcune delle tipologie di relazione a distanza che Ulrich Beck ed Elisabeth Beck-Gernsheim raccontano in L’amore a distanza. Il caos globale degli affetti. Un giro attorno al mondo per scoprire che le famiglie non sono più unità territoriali, bensì entità globali. La società globale irrompe in relazioni e famiglie normali, generando scompiglio, confusione, stupore, piacere, gioia, rotture e odio. Del resto, il mondo in cui viviamo è quello in cui la persona più amata è spesso lontana e quella più distante sul piano affettivo è invece la più vicina nella realtà. Eccone un estratto. Il Meraviglioso Nuovo Mondo della maternità e della nascita globalizzate Per più di due anni una coppia tedesca ha atteso i gemellini che una mamma in affitto indiana aveva deciso di dare in adozione. Le autorità tedesche non concedevano i documenti di viaggio ai bimbi nati in India, perché il diritto tedesco proibisce le mamme in affitto. L’amministrazione indiana – dove la maternità in affitto è legale – considerava invece i due bambini, per via dei genitori tedeschi, come cittadini della Repubblica Federale e perciò non concedeva loro il passaporto indiano. Il padre, storico dell’arte, ha lottato disperatamente dinnanzi ai tribunali tedeschi e indiani per poter portare con sé in Germania i due bambini apolidi. Risultato: le autorità indiane hanno emesso i passaporti, ma vidimati con un visto di sola andata verso la Germania («eccezionalmente» e per «motivi umanitari», come sottolineano agli Affari Esteri). I genitori possono ora adottare i «loro figli» in Germania sulla base di un procedimento legale internazionale. In questo caso vediamo che le famiglie non solo vengono travolte dalla globalizzazione, ma da tempo sono diventate dei soggetti attivi. Con l’aiuto delle nuove opzioni fornite dalla medicina riproduttiva, la nascita e l’essere genitori possono essere separati e – sfruttando i contrasti legislativi tra i Paesi – possono essere «delocalizzati» come i posti di lavoro. Gli spazi di manovra dischiusi dalla tecnologia medica permettono di dividere uno dall’altro i momenti della procreazione, della maternità e della genitorialità, e di organizzarli separatamente, magari oltre i confini nazionali. Ciò che in passato si chiamava semplicemente maternità, ora viene disarticolata in «donatrice di ovuli», «madre in affitto», «madre sociale». Il tentativo di riunire sul piano legale queste diverse forme di maternità sovente diventa una corsa a ostacoli tra le differenze e i contrasti che caratterizzano i sistemi giuridici dei vari Stati nazionali. L’amore a distanza dei nonni Alex ha appena compiuto tre anni, è curiosissimo e molto attivo. Ama il müsli, le patatine fritte e ancor più le sue automobiline. Ieri ha ricevuto in dono un grosso autobus rosso e stamattina l’ha mostrato subito ai nonni. Questi amano il loro unico nipote più di qualunque altra cosa al mondo. Lo vedono tutti i giorni, ogni mattino passano con lui un quarto d’ora, a volte anche mezzora: «il momento dei nonni», un rituale fisso, tenuto in grande considerazione e rispettato, un momento soltanto dei nonni e di Alex. La normalissima felicità di una grande famiglia? Sì e no. I protagonisti vivono a migliaia di chilometri di distanza fra loro, i nonni a Salonicco, Alex a Cambridge, in Inghilterra. Chattare su Skype permette al nonno e alla nonna di essere nella cameretta del nipote, mentre porta Alex a Salonicco, benché ciascuno rimanga nel proprio luogo: amore alla massima distanza come amore nella massima prossimità, oltre ogni distanza e confine. Come cambia l’idea tradizionale di famiglia Le pagine di un atlante – con i confini tracciati in nero a separare i Paesi di diversi colori – simboleggiano ancora bene le mappe spirituali e geografiche attraverso le quali la maggior parte degli individui percepisce il mondo. Il globo si divide in Stati nazionali separati e quindi si continua ad aspettarsi che ogni individuo, in un determinato momento o durante un periodo di tempo, trovi collocazione in una e soltanto una di queste macchie variamente colorate. Tra identità e territorio esiste quindi una chiara corrispondenza e quando qualcosa diverge incontra diffidenza e opposizioni. È vero: ovunque nel mondo la maggioranza delle famiglie vive secondo un modello omogeneo, tipico della famiglia dotata di una cittadinanza nazionale: madre, padre e figli in età scolare vivono nella stessa casa, nello stesso luogo, hanno passaporti rilasciati dalla stessa nazione, la medesima origine e parlano la stessa lingua madre. Un legame che, per il senso comune, appare necessario e al contempo naturale. Quello che noi oggi viviamo, tuttavia, coincide sempre meno con questa realtà: un numero crescente di donne, uomini e famiglie ha spezzato ciò che finora era apparso quasi come una legge di natura e vive (in parte volontariamente, in parte costretto) forme di solidarietà famigliare che includono lontananza ed estraneità. Un primo approccio per misurare le nuove regioni dell’amore e della famiglia è dunque il seguente: riconoscere che, per un numero crescente di individui, tre vincoli esistenziali che finora erano stati saldamente uniti – luogo, nazione e famiglia – sciolgono i loro legami e diventano elementi separati. L’idea che le famiglie, secondo la loro essenza, appartengano a un determinato territorio viene travolta da una globalizzazione attiva da sotto e da dentro. Così come sorgono imprese e Stati transnazionali (per esempio l’Unione Europea), nello stesso modo sorgono ora famiglie transnazionali. E con esse nuovi interrogativi: le famiglie globali sono forse un contrappeso al capitalismo globale? Si oppongono forse a quest’ultimo creando reti di sostegno reciproco che travalicano i confini? La famiglia ha forse un avvenire in quanto politica globale vissuta a livello privato? Come possono i contrasti che dividono le nazioni essere superati, messi da parte, rivelati, contrastati, sopportati, magari anche trasformati in opportunità? Come liberarsi dalle angustie delle origini nazionali? gg